Gli Ambiti territoriali sociali in Toscana tra l’Esercizio associato e i LEPS

Condizionalità

di Michelangelo Caiolfa, Federsanità Anci Toscana

 

Tra le varie questioni in ballo dopo la pandemia e la chiusura del PNRR, a livello nazionale riemerge con forza il tema dell’Ambito Territoriale Sociale e delle sue nuove attribuzioni istituzionali, organizzative e operative. Nelle materie socioassistenziali e sociosanitarie, una cospicua serie di provvedimenti nazionali – leggi, piani, programmi, progetti – individua l’ATS come un luogo di snodo fondamentale sia per le politiche di settore che per l’organizzazione dei servizi e l’erogazione delle prestazioni. 

Sul lato operativo l’ATS è progressivamente diventato il riferimento principale per le programmazioni nazionali, il soggetto che attua i programmi della Missione M5C2 del PNRR, un elemento portante per l’attuazione delle riforme sulla non autosufficienza e la disabilità, il perno organizzativo di moltissime azioni nelle materie del materno-infantile e dell’inclusione.

Tuttavia la norma di maggiore impatto e significato è forse il comma 160, articolo 1, della legge 234/2021 (legge di bilancio 2022) che disciplina l’ATS come la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS. Un passaggio dal valore potenzialmente enorme per l’intero sistema sociale nazionale perché lega l’ambito territoriale alla programmazione e realizzazione delle attività LEPS e, di conseguenza, all’esercizio associato della funzione fondamentale di assistenza sociale da parte dei comuni di uno stesso ambito territoriale.

Una prospettiva che porta l’ATS a giocare il ruolo fondamentale di infrastrutturazione dei sistemi sociali comunali, in relazione sia con le competenze regionali di programmazione – relative anche allo svolgimento della funzione fondamentale – che con le competenze nazionali di definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, dei Piani e dei Fondi.

In Toscana invece L’ATS rappresenta una chiave interpretativa andata fuori moda ormai da moltissimi anni, perché il sistema territoriale regionale ha immediatamente imboccato la strada dell’integrazione tra ambito sociale e ambito sanitario, arrivando fino alla costruzione delle due forme associative speciali della Società della salute e della Convenzione sociosanitaria. Nel dibattito toscano da sempre si utilizza il termine ‘zona-distretto’ sia per l’ambito territoriale sanitario sia per l’ambito territoriale sociale, in modo naturale e immediato sono ormai diventati riferimenti soliti e del tutto intercambiabili tra loro.

Dal 2017, però, l’ATS nazionale ha progressivamente mutato non solo le sue funzioni, ma ora è in corso anche il cambiamento della sua natura giuridica. O per meglio dire, è in corso la discussione e il confronto su quale tipo di natura giuridica sia in grado di reggere le nuove attribuzione assegnate all’ATS, con particolare riferimento a quelle di sistema chiaramente legate a orientamenti di natura costituzionale che riguardano i LEPS. 

Analizzare e discutere il sistema territoriale toscano da questo punto di vista – l’ATS con le nuove funzioni nazionali – può riportare in evidenza i fondamenti che quasi trenta anni fa hanno spinto in Toscana un’intera generazione di amministratori, dirigenti, professionisti, operatori e organizzazioni a scegliere una strada che resta ancora del tutto unica nel panorama nazionale. Dal punto di vista tecnico occorre chiedersi nuovamente quale sia il rapporto attuale tra società della salute, convenzioni sociosanitarie e ambiti territoriali sociali; quale dinamica è in atto tra le SdS/CS e la costruzione dei LEPS; quale sia l’effettivo svolgimento associato della funzione sociale nei 28 ambiti territoriali toscani.

Emerge così un’immagine più sfaccettata del cosiddetto modello toscano, che rappresenta un indubbio vantaggio rispetto a molti altri sistemi regionali meno strutturati, ma che ha bisogno di essere riletto rispetto al mosaico dei suoi assetti organizzativi reali. Soprattutto rispetto alla capacità di perseguire ancora il senso e il significato fondativi, in cui il Sistema integrato di interventi e servizi sociali era legato a obiettivi di più ampia portata e dalla finalità generale, come l‘organizzazione e promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunità.  

Per iniziare ad addentrarsi in temi così ampi e complessi, l’articolo pubblicato su ‘Testi A Fronte’ procede in modo analitico e niente affatto divulgativo. Ne scaturisce uno scritto lungo, denso e complesso, di non facile e immediata lettura, con una scrittura affaticante che non ha utilizzato l’intelligenza artificiale per rispetto del passato e di coloro che lo illuminarono. I tre capitoli principali trattano del percorso toscano, dell’ATS nazionale, e di alcune questioni aperte, a cui si aggiungono una introduzione e alcune brevi considerazioni in conclusione. Come al solito si tratta del più classico tentativo di proporre una lettura sistematica del passato, far emergere qualche considerazione sul presente, e stimolare delle riflessioni sul futuro per quanto sia ancora possibile.

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